(The Smiths: "There is a light that never goes out")
Care Vibrisse,
sono le cinque e mezza del mattino del primo marzo e sono sveglia da un paio d’ore. Prima di accendere il pc per scrivervi queste righe ho cercato conferma sul dizionario etimologico del fatto che la parola vibrissa sia un derivato del vibrare, e infatti lo è. Per cui ricomincio da capo:
Dear Good Vibrations,
da poche ore “Tana per la bambina con i capelli a ombrellone” è sul sito di VL e sento una grande urgenza di comunicare coralmente con voi. Per prima cosa la mia gratitudine. Ho ricevuto moltissimo da VL. Non mi riferisco solo alla pubblicazione, ma soprattutto al vostro apprezzamento e calore, che mi è arrivato sia direttamente da alcuni di voi che indirettamente tramite l’immensa Gaja, che senza fare né nomi né citazioni mi ha saputo trasmettere le vostre buone vibrazioni. “Tana” era stato già letto da un centinaio di persone prima di arrivare a VL, prevalentemente gente che mi conosceva personalmente e che aveva affetto e/o curiosità verso la mia storia, e le risposte che avevo avuto erano state molto positive, in generale, soprattutto dalle lettrici donne. Molti uomini invece erano rimasti spiazzati; non credo solo dal fatto che mancasse una “storia” da seguire, e che il bildungsroman fosse incentrato più sull’emotività che non su degli accadimenti, ma penso piuttosto dall’immagine così meschina dell’universo maschile che emerge dalle mie pagine. È vero.
Come avrete certamente capito, la storia di Tana è la mia verissima storia personale, e purtroppo il mio imprinting della mascolinità è legato all’effrazione della mia integrità fisica e psichica. Ho scritto Tana perché volevo impartire, restituire a me stessa la dignità e il rispetto dei quali ero stata defraudata da bambina, e l’unico modo in cui pensavo di poterlo fare era questo: farne “letteratura”. Volevo che la mia bambina effratta riacquistasse dignità senza pietismi, uscendo da un ruolo di vittima o carnefice per essere un’unica cosa: se stessa, interamente.
La sto prendendo molto larga, forse troppo, scusate, ma questa premessa è necessaria per farvi capire quello che voglio comunicarvi con questa lettera: il fatto che i miei sostenitori dentro VL siano stati soprattutto degli uomini è fondamentale per me. Risarcisce, lenisce, cura, schiude chiavistelli, prende a spallate un muro di odio. Qualsiasi cosa succederà da ora in poi di questo romanzo – anche null’altro – , per me ha già completamente centrato il suo obiettivo: essere “letteratura”, andare oltre la sua storia. Grazie.
E grazie anche in particolare a chi ci ha lavorato così alacremente. Gaja che ha accettato di presentarvelo e si è fatta poi carico di mille altre cose con la capacità, intelligenza e affettività che la contraddistinguono e la rendono unica, Giulia che si è spesa senza alcun riserbo e grandissima serietà e professionalità nell’editing, regalandomi un’esperienza intensa e irripetibile. Giuseppe (mio fratello in pignoleria), che ha cercato il pelo nell’uovo come fosse l’arca perduta, Alessandro che ha fatto una copertina spettacolare ed è stato paziente e disponibile a farci un paio di aggiunte (Ale, sono tutti entusiasti del tuo lavoro!!), Manuela e Stefania che stanno alacremente lavorando sulla promozione.
E infine Mr. Giulio Carisma Debordante Mozzi, un uomo eccezionale e un grande scrittore che davvero davvero davvero dovevo conoscere.
E mentre il cielo si sta tingendo di un bellissimo viola vi assicuro che se mai questo romanzo dovesse avere successo, vi trascinerò con me con la stessa forza con cui voi mi avete trascinata.
Con affetto,
Monica Viola
INTANTO, UN PRIMO ARTICOLO SU "IL GIORNALE"
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=160829
Due romanzi sull’infanzia violata
di Redazione - venerdì 02 marzo 2007, 07:00
Dopo la pubblicazione del saggio di Demetrio Paolin Una tragedia negata e del romanzo di Andrea Comotti L’organigramma - due sguardi da due diversi punti vista sugli anni di piombo - ecco dunque Nenio di Eugenio De Medio, e Tana per la bambina coi capelli a ombrellone, di Monica Viola. Entrambi rientrano nella collana di narrativa Sans papier con due nuovi romanzi-verità pubblicati da vibrisselibri, la casa editrice «anfibia» nata da un’idea dello scrittore Giulio Mozzi. Anche in questo caso la scelta editoriale è stata quella di affrontare un unico tema - quello dell'infanzia violata e degli abusi familiari - utilizzando la doppia visione. Argomenti crudi, sensibili e nello stesso tempo coriacei, che però non si esauriscono nel racconto dell’«amore molesto», delle violenze subite tra le pareti domestiche. I due testi sono scaricabili gratuitamente dal sito www.vibrisselibri.net
