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(Lucio ed Eugenio sotto il Guerriero di Capestrano)
Quando, il 10 agosto scorso, sono andato a trovare Eugenio De Medio, l'autore di Nenio, nell'entroterra pescarese, ho scoperto che dalla sua terrazza si vede Chieti, adagiata sulle colline ad appena una mezza dozzina di chilometri di distanza. "Cosaaaaaa?", ho esclamato. "Chieti è così vicina?"
Bisogna sapere che, anni addietro, feci diversi tentativi per andare a guardonare da vicino il Guerriero di Capestrano (una delle mie fisse), tutti regolarmente sventati da circostanze avverse (museo chiuso eccetera).
"Portami immediatamente al museo archeologico nazionale d'Abruzzo!", gli ho detto con voce scherzosamente imperiosa.
E così, dopo aver ammirato i quadri che Eugenio, pittore di vaglia, sta selezionando per l'imminente mostra di Lugano, siamo saliti in macchina e abbiamo puntato su Chieti.
Che emozione! E che meraviglia, questa statua in pietra del VI secolo a.C.!
["Ad oltre 60 anni dal ritrovamento il Guerriero di Capestrano resta nel suo incomparabile splendore, indecifrato, insondabile, misterioso e persino beffardo dietro la sua enigmatica maschera. Nel corso degli anni quasi tutti gli studiosi di Archeologia si sono cimentati nell'impresa, in verità ardua, di decifrarne, origini, simbologie e collocazione nel clima e nel contesto storico della civiltà italica", si legge qui: http://capestrano0.tripod.com/ ]
Altre notizie qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Guerriero_di_Capestrano.
"Sai che figurava sulla copertina del mio libro di storia di prima media?", ho detto a Eugenio, girando estasiato attorno alla statua.
E, per associazione di idee, mi è tornato in mente il passo in cui anche il piccolo Nenio combatte come un guerriero contro il suo nemico:
"Anche se ero nato per sbaglio, ero un figlio di Dio, fatto a Sua immagine e somiglianza, e per questo più forte del diavolo, così come lo era stato Gesù, il figlio prediletto di Dio. Se solo avessi voluto, avrei potuto sconfiggerlo anch’io, quel diavolo di Glauco e lui non avrebbe più potuto sopraffarmi. Non gli avrei più permesso di costringermi a sottostare alle sue voglie. Sarei stato io il più forte. Le lacrime si asciugarono e il tremore si placò."
A quel punto, una nuova idea: un "NENIO TOUR" sui luoghi del romanzo. E così, usciti dal museo, siamo andati a vedere la pasticceria in cui sua madre acquistava i "moretti" del capitolo quinto:
"Forse non capiva quanto i moretti, da lei probabilmente acquistati soltanto per mettersi l’animo in pace, fossero importanti per me. Li attendevo ogni martedì di riunione. La bustina del bar, che riproduceva l’incarto, era chiusa da un fiocchetto e ne conteneva una manciata. Il cellophane con una fascia rigata di marrone che li avvolgeva aveva un suono allegro e riportava l’immagine di un moretto con un turbante a righe bianche rosse e verdi. La stagnola dorata racchiudeva una delizia di cioccolato fondente in un sottilissimo strato che si scioglieva immediatamente, lasciando il posto al gusto dolceamaro dello zucchero caramellato, che ogni volta mi ripromettevo di far sciogliere lentamente. Quasi sempre, però, stuzzicato dalle asperità delle nocciole tritate e tostate venute allo scoperto, non resistevo alla tentazione di masticarlo. Una volta alla mamma regalarono un bambolottino in forma di moretto grande quasi quanto la mia mano, quale affezionata cliente. Ne fui felicissimo e gli feci gran festa, deponendolo sul comodino accanto al sacchetto di caramelle."
Dopo la pasticceria, la caserma della visita di leva di Nenio (capitolo 38°):
"La caserma di Chieti occupava un enorme isolato proprio di fronte all’ospedale e, costruita in mattoni a vista con ali lunghissime, cortili e spazi dilatati e vuoti, sembrava un enorme castello in decadenza. Le centinaia di camere e corridoi erano un vero labirinto. Per arrivare a destinazione ci era risultata preziosa la scorta da cui eravamo stati accolti all’ingresso. Eravamo tutti assonnati, dato l’orario che aveva costretto molti a viaggiare durante la notte e i più vicini a svegliarsi comunque di buon’ora. Superati senza problemi i test psicoattitudinali, restammo a lungo in attesa del turno di visita. Come al solito in quel tipo di situazione ero molto imbarazzato nello spogliatoio comune. Qualche bullo esibiva il proprio pene decantandone le virtù, altri ricambiavano chinandosi con le natiche al vento. Fortunatamente avremmo potuto tenerci addosso le mutande, per cui il disagio fu contenuto."
Lasciata Chieti, giù fino a Francavilla al Mare, la cittadina dell'infanzia di Nenio, con la spiaggia, la chiesa di Quadroni e
"le scalette che dalla mezzacosta conducevano al paese. A volte salivo per la gradinata dolce, fatta di ciottoli di fiume, che portava alla sorgente di Ricciardelli, altre volte per quella più ripida in pietra che arrivava al fianco della canonica" (capitolo 14°).
Infine Pescara, legata al periodo universitario (capitolo 43°), con ampi vagabondaggi nella zona del porto e in centro.
Per chiudere il post con un explicit tipico dei bambini di scuola media: "Salutato e ringraziato Eugenio, sono tornato a Fano stanco, ma felice della bella giornata trascorsa!":- )
