
(Orietta Fatucci)
“Chi ha talento ma è privo di un Grigorovic che lo sproni e lo sponsorizzi, il più delle volte è obbligato a mendicare ascolto e attenzioni a un mondo, quello editoriale, spesso freddo e indifferente con chi ne è escluso. Una delle testimonianze più amare di queste lamentazioni clandestine è probabilmente Lettere a nessuno di Antonio Moresco, diario di un penoso e interminabile calvario consumato fra redazioni, editor e grandi firme milanesi, in cui la supplica si evince meno dal tono, a tratti anzi risentito e forastico, che dall’assiduità delle richieste di ascolto.”
Risposi nei commenti:
"Se “Lettere a nessuno” ha trovato un editore, e abbastanza presto nella vita del mittente delle stesse, non ha molto senso definire il calvario di Moresco “interminabile”. Sul tema del genio incompreso il miglior romanzo resta “Il violinista” di H.C. Andersen:-/"
Rileggendo la nuova puntata de "Il fantasma di Andersen" appena uscita qui
http://www.carmillaonline.com/archives/2006/04/001758.html#001758
ho ripensato adesso non tanto alle MIE personali "Lettere a nessuno" (dozzine e dozzine, a partire dal fatidico 1995, anno della mia cacciata dal paradiso editoriale), quanto a quelle da me inviate nell'ultimo decennio alla editor Orietta Fatucci di EinaudiRagazzi/EL/Emme, dapprima mia talent-scout, poi talent-killer.
Le mie "LETTERE A ORIETTA FATUCCI" costituirebbero un documento ben più straziante - e nello stesso tempo trombonescamente tragicomico - di quelle di Moresco. Eccone qualche esempio abbastanza recente:
27 aprile 2004
Oggetto: ATTO DI DOLORE
"Eccelsa Orietta Fatucci,
mi pento e mi dolgo con tutto il cuore del mio peccato di insubordinazione, perché peccando ho meritato i Suoi castighi, e molto più perchè ho offeso Lei, infinitamente buona e giusta, e degna di essere amata sopra ogni cosa. Mi propongo con il Suo santo aiuto di non offenderLa mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signora, Misericordia, mi perdoni."
Nessuna pietà. La sventurata non rispose.
29 aprile 2004
"Cara Fatucci,
le edizioni EL-Emme-Einaudi Ragazzi sono la casa in cui sono nato come scrittore. Dieci anni fa lei mi buttò fuori di casa per uno stupido capriccio. Ora basta. La smetta di fare la megera e mi riapra la porta. VOGLIO TORNARE A CASA MIA!!!!!!!!!!!!!! Uccida il VITELLO GRASSO per il mio rientro. Guardi che potrebbe morire tra un giorno, tra un mese, tra un anno... e finire arrostita sulle graticole dell'inferno, se non si sarà tolta in tempo dalla coscienza il peso del mio assassinio letterario:-> Cordialità. Lucio Angelini"
Macché. Manco uno sputo in un occhio.
Il 7 maggio successivo tornai alla carica citando l'autorevole Cacciari:
Oggetto: PIETA' PER LA FATUCCI
"Scrive Massimo Cacciari su Repubblica:
'Pietà per i torturatori. Non solo perché non sanno quello che fanno e si fanno. Pietà anche per la nostra natura che in loro si disvela secondo la più perfetta misura della sua miseria. Essa consiste essenzialmente nel credere che la propria superiorità (e perciò la propria stessa sicurezza) si esprima nella capacità di ***abbassare l'altro, di umiliarlo***. Che la nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In questa fede trova fondamento il nostro male radicale. I torturatori di Abu Ghraib non sanno che la tortura innalza, invece, la vittima; che il terrore che infliggono non rifletterà, alla fine, che la loro stessa angoscia impotente.'"
(Intendevo, naturalmente, innalzarmi ai suoi occhi come vittima del suo angoscioso mobbing editoriale. Niente da fare. Nemmeno questa volta l'inflessibile reagì.)
Allora, giacché stavo scrivendo "Il fantasma di Andersen", le espressi quanto segue:
"Gentile dott.sa Fatucci, per curare l'edizione italiana de 'Il violinista' di Andersen, pubblicata da Fazi editore, ho dovuto rileggere anche la sua autobiografia 'La fiaba della mia vita'. Mi ha colpito, in particolare, la figura del preside Meisling, che fece il possibile per ***ostacolare*** e ***irridere*** il talento di uno degli autori oggi più celebrati del mondo. Dovendo recarmi come autore presso una quarta elementare del padovano, ho riletto dopo tanti anni anche 'Grande, Grosso e Giuggiolone', che lei ha crudelmente espunto dai suoi cataloghi. Ebbene, non ho potuto non paragonarla (si parva licet componere magnis) alla figura del preside Meisling. A che serve che lei pubblichi Anna Frank e Margarete Buber-Neumann se, nella sostanza, si è dimostrata una tale spietata Meisling nei miei confronti? Cordialità. Lucio Angelini"
***
P.S. Nella puntata di oggi su Carmilla, accanto al ricordo del preside Meisling, anche due interessanti brani su VENEZIA, paragonata da Andersen a un CIGNO MORTO...
[Nell'immagine in alto a sinistra - naturalmente - il ritratto del preside Meisling:-)]
